Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026. Gare di bob.
Quando, lo scorso febbraio, i primi atleti sono scesi a oltre 130 km/h lungo la pista del Cortina Sliding Center Eugenio Monti, nessun spettatore avrà sicuramente pensato al calcestruzzo.
Ha pensato alla velocità, alla performance, al coraggio.
Eppure sotto a quello strato di ghiaccio spesso pochi millimetri (solo 4 o 5, a seconda della specialità) c’è una struttura che ZAFA ha contribuito a costruire, pezzo per pezzo, con la professionalità e la precisione ingegneristica che un simile contesto imponeva, senza margini di errore.
La collaborazione con Pizzarotti, impresa di Parma aggiudicatrice dell’appalto, ha preso forma attorno ad una necessità concreta: sorreggere 1800 metri di guscio ghiacciato su cui corrono bob e slittini, lungo un tracciato che scende, curva, si piega, si restringe.
La soluzione sono stati i pendoli: pilastri e doppi pilastri prefabbricati che, uno dopo l’altro per quasi due chilometri, sorreggono il guscio ghiacciato dal basso. Circa 800 elementi portanti, 250 telai di supporto. Una sequenza precisa e ripetuta che tiene insieme fisica, geometria e velocità.
Una produzione industriale fuori sito, controllata e certificata, resa necessaria dai tempi stretti del cantiere e dalla tolleranza millimetrica che una pista olimpica richiede.
La prefabbricazione, in questo caso, non era un’opzione ma l’unica risposta possibile.
Il lavoro si è poi esteso a una delle sfide tecniche più complesse dell’intero cantiere: la Galleria R, il punto in cui due tratti del percorso si incrociano su piani altimetrici diversi. 150 metri di struttura in pendenza in entrambe le direzioni, sviluppata su sei raggi di curvatura differenti. Una geometria che non ammette approssimazioni.
Dopo un confronto approfondito con l’impresa esecutrice, con la Direzione Lavori ITS e la stazione appaltante SIMICO (Società Infrastrutture Milano Cortina), si è arrivati a una conclusione condivisa: l’unico sistema realizzabile era la prefabbricazione fuori opera con installazione in loco.
La galleria è stata realizzata con doppie lastre da 50 cm di spessore complessivo, chiuse in sommità con elementi autoportanti. Una scelta obbligata: le lavorazioni in corso per la realizzazione del guscio non consentivano alcun puntellamento.
Nessun appoggio provvisorio, nessuna rete di sicurezza strutturale. Solo la precisione del prefabbricato.
L’ultimo intervento ha riguardato il solaio sovrastante la zona di partenza, dove i due gusci paralleli erano già stati completati e la luce da coprire era di 9,50 metri. Anche qui, niente puntellature ma l’utilizzo di lastre predalles autoportanti con tralicci fuori standard, realizzati dalla Pittini di Osoppo: un dettaglio che racconta come, in un cantiere così, ogni componente sia il risultato di una filiera precisa, di scelte condivise, di competenze che dialogano.
Lo scorso febbraio, quella pista è stata il palcoscenico di alcune delle gare più spettacolari dei Giochi Olimpici Invernali. Chi guardava non vedeva niente di tutto questo. Vedeva solo la velocità.
Noi sappiamo cosa c’è sotto. E, soprattutto, chi.
Un altro tassello della nostra concrete story.